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	<title>Artelibro &#187; fotografia</title>
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	<description>Festival del Libro d&#039;Arte</description>
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		<title>Edizioni Artestampa  presenta il nuovo volume fotografico di Franco Fontana</title>
		<link>http://www.artelibro.it/2010/08/13/edizioni-artestampa-presenta-il-nuovo-volume-fotografico-di-franco-fontana/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 08:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artelibro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[edizioni artestampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il colore è il luogo dove l’universo e la mente si incontrano (P. Klee)
Il mondo è una combinazione di linee e colori. Ogni mare cielo prato muro strada di cemento occupa il suo spazio in un intarsio perfetto, chirurgico. Solo una nuvola o bislunghe ombre umane a confondere le simmetrie, e renderle vive. Negli occhi di Fontana c’è un secolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image004.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2913" title="image004" src="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image004.gif" alt="" width="300" height="201" /></a>Il colore è il luogo dove l’universo e la mente </span></em><span style="font-weight: normal;"><em>si incontrano </em>(P. Klee)</span></strong></p>
<p>Il mondo è una combinazione di linee e colori. Ogni mare cielo prato muro strada di cemento occupa il suo spazio in un intarsio perfetto, chirurgico. Solo una nuvola o bislunghe ombre umane a confondere le simmetrie, e renderle vive. Negli occhi di Fontana c’è un secolo di pittura che finisce e un secolo di fotografia che comincia: si incontrano lì, nelle luci che abbagliano e recidono i confini netti delle campiture, in una scomposizione che non rincorre più i volumi perché fa della bidimensionalità un esercizio metafisico.<br />
Le anime dei luoghi si fondono, i paesaggi diventano fungibili: l’America beat lontana e favolosa, la vicina e affettuosa Romagna, l’Africa e l’Europa parlano una lingua sola.</p>
<p>È un’arte di equilibri rigorosi quella di Fontana, un’arte che annienta la suggestione dell’immagine per salvare la suggestione del pensiero.</p>
<p><strong><a href="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image0021.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-2914" title="image002" src="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image0021-300x197.gif" alt="" width="300" height="197" /></a>Franco Fontana <span style="font-weight: normal;">n</span><span style="font-weight: normal;">asce a Modena nel 1933, dove tuttora vive e lavora ed è uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana del dopoguerra. Egli ha “reinventato” il colore come mezzo espressivo e non soltanto documentario, mediante una inedita analisi, a volte provocatoria, del paesaggio naturale e di quello strutturato, nella ricerca di nuovi segni, strutture, superfici cromatiche corrispondenti alla sua fantasia creativa. I suoi paesaggi si situano al confine tra rappresentazione e astrazione, attraverso una grande sensibilità cromatica e un’altrettanto notevole abilità compositiva. Le forme naturali diventano campiture di colore sorprendenti e la veduta si trasforma in visione. Egli suggerisce spazi d’atmosfera metafisica, di un cosmo altrimenti sconosciuto ed improbabile. Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo, tra i quali il MoMa di New York, il Metropolitan Museum di Tokyo, la <a href="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image005.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2915" title="image005" src="http://www.artelibro.it/files/2010/08/image005-201x300.gif" alt="" width="201" height="300" /></a>George Eastman House di Rochester, il Ludwig Museum di Colonia, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museum of Fine Arts di Boston, il Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, l’Australian National Gallery di Melbourne, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la GAM di Torino, il Musèe d’Art Moderne di Parigi, il Kunsthaus Museum di Zurigo, il Victoria Albert Museum di Londra. Ha esposto, tra personali e collettive, in tutto il mondo: tra le sue mostre più significative: a Tokyo al Metropolitan Museum of Photography nel 1993, agli Scavi Scaligeri di Verona nel 2000, alla GAM di Torino nel 2001, a Milano a Palazzo Reale nel 2004, alla “Maison Europeenne de la Photographie” a Parigi, al Museo de Arte di Buenos Aires nel 2006. Ha tenuto workshop in tutto il mondo: al Politecnico di Torino, ai Rencontres di Arles, all’Università Luiss a Roma, all’Accademia delle Arti a Bruxelles, al Guggenheim Museum a New York per il programma scolastico e poi Taipei, Barcellona, Genova, Rockport, Tokyo, Venezia. Ha firmato tantissime campagne pubblicitarie tra le quali: FIAT, WOLKSWAGEN, FERROVIE DELLO STATO, SONY, VOLVO, CANON, KODAK, SNAM, ROBE DI KAPPA. Ha collaborato con TIME LIFE, VOGUE USA, VOGUE FRANCE, VENERDI DI REPUBBLICA, SETTE DEL CORRIERE DELLA SERA, PANORAMA, CLASS, FRANKFURTEN ALLGEMEINE. Ha pubblicato oltre 70 libri,tra i quali, nel 2003, un volume monografico retrospettivo con introduzione dello storico della fotografia A. D. Coleman. Ed è notevole citare una nota di Italo Zannier nella pubblicazione “Storia e tecnica della fotografia” Ed. Laterza: Un mondo improbabile sembra essere anche quello delle immagini di Franco Fontana, dove il colore è essenziale a tal punto da far dimenticare che è esistita la fotografia in bianco-nero, con la quale non si tentano neppure confronti, perché il colore, qui, non è un’aggiunta al chiaroscuro, ma diviene un diverso modo di vedere. Fontana sembra essersi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori &#8211; anche la sua &#8211; dell’ultimo decennio, accettando, finalmente, la tecnica del colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia. Ha ricevuto nel 1994 il XXVIII Ragno D’Oro dell’UNESCO Premio per l’Arte e nel 2006 la Laurea Honoris Causa in Design Eco Compatibile dal Politecnico di Torino.</span></strong></p>
<p><a href="http://www.artestampaweb.it/edizioni.htm" target="_blank">www.artestampaweb.it</a></p>
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		<title>Nino Migliori. Il passato è un mosaico da incontrare</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 09:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artelibro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artelibro segnala]]></category>
		<category><![CDATA[anni cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[Editrice Quinlan]]></category>
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		<description><![CDATA[Editrice Quinlan presenta Nino Migliori. Il passato è un mosaico da incontrare. Ritorno agli anni Cinquanta.
Tra il 1950 e il 1959 il fotografo bolognese Nino Migliori esplora l’Italia attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica interessato alla realtà sociale finalmente accessibile e registrabile, dopo le censure del Ventennio. L’intento non è di denuncia né la ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.artelibro.it/files/2010/07/FOTO06.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2686" title="FOTO06" src="http://www.artelibro.it/files/2010/07/FOTO06-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a>Editrice Quinlan</strong> presenta <strong><em>Nino Migliori. Il passato è un mosaico da incontrare. Ritorno agli anni Cinquanta</em></strong>.</p>
<p>Tra il 1950 e il 1959 il fotografo bolognese Nino Migliori esplora l’Italia attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica interessato alla realtà sociale finalmente accessibile e registrabile, dopo le censure del Ventennio. L’intento non è di denuncia né la ricerca di “facili” scorci pittoreschi, per l’autore si tratta di un’occasione – l’ennesima – per la sua incessante sperimentazione che lo vede coinvolto nel rinnovamento del linguaggio fotografico per oltre sessanta anni, dal 1948 in poi.<br />
Il nome di Migliori è spesso associato a questa ansia di ricerca e curiosità sugli elementi fondanti della fotografia, curiosità che negli anni lo porterà a sperimentare le astrazioni dell’“off camera”, la manipolazione delle Polaroid, le sovraimpressioni, i fotomontaggi e quant’altro, senza mai tralasciare completamente la componente figurativa della fotografia che ritorna a intervalli regolari nel suo lavoro.<br />
E’ il caso di questa personale presso il Salone Centrale del Vittoriano a Roma, in cui saranno esposte circa cento fotografie, tra cui numerosi inediti, del periodo generalmente denominato neorealista. A prescindere dalla grossolana classificazione delle etichette, la lettura del genere fatta da Migliori è originale e <em>sui generis</em>. L’incontro con le “genti” del sud, del nord, dell’Emilia e del Delta, offrono all’autore un pretesto per mettere in scena, a ben vedere, alcuni elementi che si riscontreranno pienamente nelle arti visive solo a partire dalla successiva stagione culturale degli anni ’60. Dopo un iniziale e breve approccio formalista al tema, Migliori si fa infatti più sagace fino ad accennare questioni che saranno proprie della Pop Art e soprattutto di certa concettualità analitica, quella che volge contemporaneamente lo sguardo al soggetto e all’oggetto, alla realtà ripresa e al linguaggio che la rappresenta.<br />
In questo Migliori sembra più vicino al punto di vista di certi autori nord americani, piuttosto che alla congerie europea che all’epoca dibatteva ancora tra le necessità di un documento formale – lirico diranno certi, suggestionati dall’estetica di Benedetto Croce – o didascalicamente giornalistico, sociale e finanche politico. Certo l’approccio di Nino Migliori è stato in questo caso meno rigoroso di quello di un Walker Evans o dei suoi epigoni della Farm Security Administration, ma proprio per questo originale e portatore di una certa sintesi tra le istanze “umaniste” e quelle più algide dello “stile documentario”.</p>
<p>Con questa pubblicazione Migliori da alla luce la più ampia rassegna &#8220;Neorealista&#8221; da lui mai pubblicata, composta in gran parte da immagini inedite. Arricchiscono il volume i testi critici di Roberto Maggiori e Marisa Vescovo.</p>
<p><a href="http://www.aroundphotography.it" target="_blank">www.aroundphotography.it</a></p>
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		<title>Contrasto presenta Erwin Olaf. Vite private</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artelibro</dc:creator>
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Vite private di Erwin Olaf a cura di Alessandra Mauro è il libro edito da Contrasto Editore che accompagna la mostra in programma alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano che sarà esposta dal 17 giugno al 12 settembre 2010. Il volume rappresenta il primo omaggio italiano al grande fotografo Erwin Olaf.
Vero genio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.artelibro.it/files/2010/07/Erwin_Olaf_-_HOPE_5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2493" title="Erwin_Olaf_-_HOPE_5" src="http://www.artelibro.it/files/2010/07/Erwin_Olaf_-_HOPE_5-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Vite private</em> <em>di Erwin Olaf </em>a cura di Alessandra Mauro è il libro edito da <strong>Contrasto Editore</strong> che accompagna la mostra in programma alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano che sarà esposta dal 17 giugno al 12 settembre 2010. Il volume rappresenta il primo omaggio italiano al grande fotografo Erwin Olaf.</p>
<p>Vero genio della moderna fotografia di ritratto, l’olandese Erwin Olaf mischia il reportage giornalistico con la foto realizzata in studio e il ritratto posato. La scena preferita da Olaf è la dimensione privata: l’interno delle case, i colloqui quasi silenziosi, gli sguardi e le atmosfere, spesso ispirate ai film anni Cinquanta, in cui fa muovere i protagonisti delle sue creazioni. Le sue immagini, sempre perfette, sono il frutto di una creazione unica, di una intelligenza viva, in grado di progettare e realizzare per ogni fotografia, così come per ogni fotogramma di un film, una storia elaborata e avvincente.</p>
<p>Nato in Olanda nel 1959, <strong>Erwin Olaf</strong> ha tenuto importanti mostre personali in prestigiose istituzioni in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1988 ha vinto il premio Giovani Fotografi Europei in Germania, nel 1998 il Leone d’argento a Cannes per la campagna pubblicitaria della Diesel e di nuovo nel 2001 per la campagna pubblicitaria della Heineken. Una sua foto è stata scelta come manifesto della Biennale di Valencia 2001. Ultimamente si dedica anche alla videoarte e nel 2006 il suo film “Le derniercri” è stato premiato all’International Film Festival di Rotterdam.</p>
<p><a href="http://www.contrasto.it" target="_blank">www.contrasto.it</a></p>
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		<title>Henri Cartier-Bresson. Il secolo moderno</title>
		<link>http://www.artelibro.it/2010/06/30/henri-cartier-bresson-il-secolo-moderno/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 20:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artelibro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Henri Cartier-Bresson]]></category>

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		<description><![CDATA[
Contrasto Editore presenta Henri Cartier-Bresson. Il secolo moderno.
Henri Cartier-Bresson (1908–2004) è una delle figure più celebrate e influenti della storia della fotografia.
Pubblicato in occasione della grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York, Henri Cartier-Bresson: Il Secolo Moderno esplora ampiamente la collezione e gli archivi della Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi. Gran parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.artelibro.it/files/2010/06/HCB_Worlds-Fair_19581.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2226" title="HCB_Worlds-Fair_19581" src="http://www.artelibro.it/files/2010/06/HCB_Worlds-Fair_19581-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a><br />
Contrasto Editore</strong> presenta <strong>Henri Cartier-Bresson. Il secolo moderno</strong>.<br />
Henri Cartier-Bresson (1908–2004) è una delle figure più celebrate e influenti della storia della fotografia.</p>
<p>Pubblicato in occasione della grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York, Henri Cartier-Bresson: Il Secolo Moderno esplora ampiamente la collezione e gli archivi della Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi. Gran parte delle 300 magnifiche tavole riproducono immagini rese famose da Images à la sauvette e da altri libri, ma molte altre sono poco conosciute anche dagli esperti. Un itinerario dettagliato, corredato da sbalorditive cartine degli incessanti e frenetici viaggi del fotografo, assieme a una cronologia illustrata dei suoi reportage per le riviste, rivoluzionerà lo studio e l’apprezzamento di uno dei grandi patrimoni della fotografia.</p>
<p>Un saggio approfondito di Peter Galassi offre una nuova interpretazione della visione panoramica della fotografia di Cartier-Bresson, dalle sue innovazioni surrealiste dei primi anni Trenta, fino alla sua carriera di fotogiornalista professionista dopo la Seconda guerra mondiale.</p>
<p>Nato nel 1908 da una benestante famiglia parigina, il precoce Henri Cartier-Bresson aveva poco più di vent’anni quando le sue innovative immagini, scattate con una Leica, contribuirono all’affermazione dell’identità artistica della fotografia moderna. Dopo la Seconda guerra mondiale, il suo straordinario talento lo rese una figura di riferimento nella realtà assai diversificata del fotogiornalismo professionale. Nel 1947 Cartier-Bresson partecipò alla fondazione dell’agenzia Magnum Photos e, in dieci anni, produsse numerose importanti serie di fotografie sull’India e sull’Indonesia ai tempi dell’indipendenza, sulla Cina durante la rivoluzione, sull’Unione Sovietica dopo la morte di Stalin, sugli Stati Uniti durate il boom del dopoguerra e sull’Europa mentre le sue vecchie culture si scontravano con un lancinante cambiamento sociale e culturale. Quando, all’inizio degli anni Settanta, si ritirò dalla fotografia, aveva creato un lavoro che si presentava unico sia dal punto di vista del suo scopo geografico sia da quello del suo excursus storico sulle ampie trasformazioni sociali, politiche e culturali del secolo moderno.</p>
<p><strong>Peter Galassi </strong>è Curatore Responsabile della Fotografia al Museum of Modern Art, New York. Il MoMA ha pubblicato molti dei suoi libri fra i quali i recenti Jeff Wall (2007), Friedlander (2005) e Walker Evans &amp; Company (2000).<br />
<a href="http://www.contrastobooks.com"> www.contrastobooks.com</a></p>
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